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giovedì 18 giugno 2015

"Borgo Propizio" - Loredana Limone

SINOSSI (da Amazon.it): Quasi tutte le fiabe cominciano con C'era una volta, ma questa è diversa. Questa comincia con C'è una volta... Perché è oggi che Belinda ha intenzione di ripartire e Borgo Propizio, un paese in collina, in un'Italia che può sembrare un po' fuori dal tempo, le pare il luogo ideale per realizzare il suo sogno: aprire una latteria. Il borgo è decaduto e si dice addirittura che vi aleggi un fantasma... ma che importa! A eseguire i lavori nel negozio, un tempo bottega di ciabattino, è Ruggero, un volenteroso operaio che potrebbe costruire grattacieli se glieli commissionassero (o fare il poeta se sapesse coniugare i verbi). Le sue giornate sono piene di affanni, tra attempati e tirannici genitori, smarrimenti di piastrelle e ritrovamenti di anelli... Ma c'è anche una grande felicità: l'amore, sbocciato all'improvviso, per Mariolina, che al borgo temeva di invecchiare zitella con la sorella Marietta, maga dell'uncinetto. Un amore che riaccende i pettegolezzi: dalla ciarliera Elvira alla strabica Gemma, non si parla d'altro, mentre in casa di Belinda la onnipresente zia Letizia ordisce piani, ascoltando le eterne canzoni del Gran Musicante. Intanto i lavori nella latteria continuano, generando sorprese nella vita di tutti...


Questo libro è stato comprato da mia mamma al Salone del Libro: l'ha divorato in pochi giorni e poi me l'ha lasciato affinché lo portassi in Germania con me. Sedermi in poltrona con questo romanzo tra le mani è stato un modo per accorciare le distanze, per sentirmi più vicina a lei. Insomma, ci sono quelli che guardano le stesse stelle, quelli che mangiano la stessa pasta e quelli che leggono lo stesso libro.

Il romanzo è carino, intelligente e leggero. Si legge in fretta ed è impossibile non apprezzare l'ironia dell'autrice e i vari personaggi: non c'è un protagonista, è una narrazione corale e il lieto fine è scontato fin dalle prime righe.
L'ho letto volentieri ma... non mi sento contagiata dalla "Borgo Propizio mania", che spinge ad acquistare gli altri volumi della serie. In alcuni passaggi mi è parso di leggere qualcosa che volesse avvicinarsi ad Andrea Vitali. Ma mancano sia l'ambientazione precisa, che rendono Vitali quello che è, sia la sua grandissima cultura, che fanno della sua ironia qualcosa di ineguagliabile.

venerdì 9 maggio 2014

Salone del Libro 2014

Giretto al Salone, in mattinata, con la mamma. E' sempre un'idea saggia portarsi qualcuno che possa pagare per te, quando si fanno queste "gite".

Dunque... il Salone del Libro è, per i lettori, una sorta di Paese dei Balocchi, di Gardaland. Tante cose da guardare, tante tentazioni. E soprattutto, ahimé, tanta gente.
Tantissima, troppa: scolaresche, comitive che ovunque vorrebbero essere tranne che nei padiglioni nel Lingotto. Una confusione che disturba, insomma. E che si accalca agli stand dei grandi editori: Mondadori, Newton Compton, Giunti ecc sono inavvicinabili. Non che me ne importi molto, del resto...
Consigli pratici per chi volesse andare nei prossimi giorni: scarpe comode, e abiti molto leggeri!
Oltre a curiosare per i piccoli editori, le mete sono Sellerio, Fazi, Adelphi, Priuli & Verlucca.

Venendo agli acquisti... Primo stop allo stand de La Spiga Edizioni, dove ho recuperato un'edizione - ridotta, of course - di Dubliners di Joyce. Per la serie: proviamoci, ogni tanto, a leggere in inglese!

Sosta decisamente più lunga al banchetto delle Edizioni del Baldo. Oltre a una copia di Heidi, mia grandissima passione, che non possedevo in cartaceo, sono venuti via con me un quadernetto di viaggio, sul quale io e Stefano racconteremo la nostra prossima vacanza in bici (Lago di Costanza? speriamo!) e tutta una serie di libri di ricette per prepararmi al mio futuro di "donna di casa".














Sosta lunga anche da Sellerio: mi sono rigirata tra le mani a lungo La figlia di Clara Uson, ma alla fine ho desistito: ho paura sia una lettura troppo "storica", non adatta a me.  Niente nemmeno alla Fazi, che forse dovrei chiamare "Casa di Stoner": siccome sono arrivata a pagina 13 del libro più citato del 2013, per poi chiuderlo infastidita dalla prosa così secca, ho deciso che per ora non aggiungo alla mia biblioteca altri libri di Williams.

Lo stand dell'Adelphi è forse tra i più belli di tutto il Salone, con quei librettini tutti uguali, ma di colori diversi allineati. Semplicemente stupendo. Lì, la mamma ha comprato Le braci di Marai. E io?
Beh... come era ovvio, non mi sono lasciata scappare La settimana bianca di Carrère,appena ri-editato da Adelphi. E dopo aver riflettuto a lungo, ho deciso che alla mia collezione non poteva mancare una copia cartacea de L'avversario, che per adesso è forse il libro (tra i contemporanei, ovviamente) più amato del 2014.


E poi... non è finita qui. Oltre che libri, al Salone si trovano spesso oggetti curiosi, particolari. Un piccolo stand di lampade, di produzione torinese, non poteva non attirare la mia attenzione. Una lampada nera con la sagoma della Mole... starà bene nella mia casetta tedesca? Per maggiori informazioni, guardate qui.