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domenica 26 gennaio 2014

Lo straniero - Albert Camus

Quanto scrivevo pochi giorni fa sui classici, e sull'importanza di saper dire "non mi piace", si è concretizzato l'altro ieri, mentre leggevo, dopo aver rimandato per anni, Lo straniero di Camus.

Su Lo straniero sapevo tanto. Conoscevo alla perfezione la trama, avevo letto parecchi studi quando andavo a scuola, eppure non mi aveva mai attirata. Ad ogni modo, ho deciso che era giunto il tempo per leggerlo, e l'ho fatto.
L'ho letto come si legge un saggio, e non come si legge un romanzo. Con interesse e attenzione, ma senza partecipazione. Ho apprezzato la costruzione della narrazione, il focalizzarsi sul punto di vista del protagonista, la descrizione delle sue sensazioni puramente esteriori, e ho in minima parte simpatizzato con lui. Anch'io potrei uccidere qualcuno solo perché fa caldo (ok, sto scherzando. Forse...).
Però.. niente partecipazione emotiva. Perché il romanzo è costruito in un modo che non la sollecita, non la richiede. E invece io, per amare un libro, per eleggerlo a "romanzo che mi ha lasciato qualcosa" devo essere tirata dentro la storia, devo poter condividere le sensazioni del personaggio, farle mie. E un romanzo che - per la sua stessa struttura - non me lo permette, non potrà mai piacermi fino in fondo, nel senso pieno del termine.

E allora, per riprendermi (e siccome sono un filo malaticcia) ho deciso di rileggere qualcosa che avevo amato tantissimo qualche anno fa, alle superiori: Tonio Kroger.
Da questa rilettura, ho imparato una cosa. Che tanti mi avevano detto, ma io non avevo creduto. Ogni romanzo ha la sua età, il suo momento. E alla Giulia adulta, il Tonio Kroger è piaciuto lo stesso. Ma quella fascinazione che mi aveva avvolta nell'adolescenza... non c'è più. :(

3 commenti:

Stefano Garetto ha detto...

Si scrive Kröger =D

Paola Soares ha detto...

È uno dei miei romanzi preferiti...
Non so perché non ti abbia presa, come tutto l'esistenzialismo è piuttosto agghiacciante, questo è vero, ma altrettanto forte emotivamente.

Giulia Stelladineve ha detto...

Sinceramente non lo so bene nemmeno io. Però... amo i romanzi lunghi, con tante digressioni, approfondimenti, dialoghi... e questo non è così ;)