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mercoledì 8 gennaio 2014

Sulle Sfumature.

Pubblicamente, delle 50 sfumature ho parlato solo una volta. In parte, perché volevo evitare di unirmi anch'io al coro di chi le screditava, perché so che è vero quello che diceva Oscar Wilde, ossia "bene o male, l'importante è che se parli". Insomma, non potendone parlare bene, avevo pubblicato un piccolissimo post per poi chiudermi nel mio silenzio, cosciente che una critica articolata in più rischiava di diventare una pubblicità in più a un fenomeno di per sé deprecabile.

Purtroppo, è passato più di un anno da quando ho ultimato, sulla spiaggia di Finale, la lettura delle Cinquanta sfumature di rosso, ultimo capitolo della trilogia: la buona notizia è che non ne ho risentito particolarmente; la cattiva è che il primo volume è tra i dieci libri più venduti del 2013 (non scherzo, potete controllare qui). E a questo punto, il mio post non può fare tanto male, e allora scrivo. 

Che quei romanzi abbiano venduto tanto, non stupisce e non deve stupire: il sesso attira, da sempre. Sono stati accompagnati da eccellenti campagne pubblicitarie, e la valanga di stroncatore che si sono riversate in rete non hanno fatto altro che alimentare il fenomeno: magari non tutte l'abbiamo comprato, anche perché i libri - purtroppo - costano, ma (quasi) tutte l'abbiamo letto, per i motivi più svariati. Per curiosità, sicuramente. Per potersi fare un'opinione propria, per poterne parlare. Per essere sicure che facesse proprio così schifo come dicevano tutti. Le più sfortunate, l'hanno letto perché un'amica lo magnificava. 
Personalmente, ho orecchiato pochi consensi, qua e là. Non me ne vogliano le estimatrici delle Sfumature, ma sinceramente credo che... l'apprezzamento attribuito a un romanzo del genere sia spia di una scarsa educazione alla lettura, ingrediente fondamentale per la formazione di uno spirito critico vero e pungente.

Non è piaciuto, quindi, ma ha venduto. Con esiti abbastanza disastrosi, perché decine di donne si sono lanciate a proporre la loro trilogia, col risultato che le libreria sono state invase da gente legata e sculacciata per mesi. Mere operazioni commerciali, niente di più. Fermo restando che la parola "commerciale" non ha, necessariamente, una valenza negativa: una delle più grandi operazioni commerciali dei nostri tempi è sicuramente la saga di Harry Potter che, ben scritto - lo stile e la trama si evolvono nell'arco dei sette volumi, seguendo l'età dei protagonisti e dei lettori - e ben costruito, ha avvicinato alla lettura migliaia di bambini. E si sa, una volta che ti sei avvicinato con successo alla lettura, non te ne allontani più.

Ma all'interno delle Cinquanta sfumature non c'è NIENTE di buono. Ed è per quello che non riusciamo - noi, lettori di lungo corso innamorati dei libri - a perdonare nessuno, né l'autrice né gli editori per avercelo riversato addosso. Una scrittura piatta, banale, sempre sull'orlo dell'errore sintattico. Scene di sesso descritte fino al particolare più minuto, espediente che invece di eccitare annoia, personaggi stereotipati e antipatici.  E soprattutto, diseducativi. Per quanto riguarda lui... pazienza. Si poteva fare molto di più, date le premesse, per renderlo complesso, e ricco di quei chiaroscuri che il titolo vanta ma non si trovano da nessuna parte. Ma lei... lei no, non posso accettarla. è uno stereotipo vivente, ma di quelli brutti, pericolosi. Pericolosi perché non è ancora stato detto abbastanza forte, purtroppo, che una donna deve essere forte, autonoma, dotata di libertà di pensiero. Ana (ma poi...era necessario chiamarla così? come Anoressia?) si fa travolgere dallo spirito della crocerossina quando intuisce il tristissimo passato di lui, si piega a pratiche sessuali che inizialmente non desidera per accontentarlo. E se lui passa il segno, scappa. Ma scappa per vederlo tornare, non per salvarsi, e per rialzarsi. Si fa organizzare la vita, accetta tutte le scelte che lui le impone, comprese quelle più intime, in materia di igiene e di contraccezione (bello questo messaggio, complimenti), non tiene nulla per sé, niente. Si lascia manipolare, convincendosi che lui ha bisogno di lei. Peccato che, in un rapporto vero, sano, due persone non abbiamo bisogno di aggrapparsi l'una all'altra per stare in piedi.

Ecco, ho sintetizzato al massimo, perché avrei potuto scrivere per ore. è vero che avrei potuto non leggerle, che nessuno mi obbliga a parlarne, che non devo rileggerle (ci mancherebbe!). Ma purtroppo, è un fenomeno che mi fa paura. Perché un fenomeno del genere ha attecchito, e non solo per pochi mesi, a quanto dicono le statistiche. Continua a vendere, a suscitare curiosità. E chi c'è dall'altra parte non può che approfittarne, e cominciare a rincorrere la prossima autrice di qualche romanzo - spazzatura costruito ad hoc. Cioè non per educarci, ma per abbruttirci. 

2 commenti:

Paola Soares ha detto...

Io credo che invece sia piaciuto ma vada di moda screditarlo, perché altrimenti nessuno ne avrebbe letto il seguito e molti non lo avrebbero nemmeno terminato.
Ho letto una ventina di pagine del primo volume e l'ho trovato proprio un libro insulso: non per la tematica erotica (che, se fosse fatta bene, non avrebbe nulla di deprecabile), quanto per la stilizzazione dei personaggi, che è proprio semplicistica.

Giulia Stelladineve ha detto...

Sono d'accordo fino a un certo punto. Non credo che lo si screditi perché "va di moda", ma perché è quello che si merita. Io sono arrivata fino al fondo per curiosità, per capire come fosse. E una volta finito non potevo far altro che scrivere questo post. Perché come donna - e non solo come lettrice - mi turbano profondamente i messaggi che veicolano.

Che poi esistano parecchie persone che lo screditino perché conoscono lettrici di un certo livello che lo disapprovano, e non vogliono apparir da meno.. è un altro discorso.