Ho scelto di partecipare al Maggio degli ebook, Blog Tour promosso da Nativi Digitali Edizioni.
Citando direttamente dal sito della casa editrice, lo scopo dell'iniziativa è quello di...
"Dare voce a ebook di autori e editori emergenti
Promuovere una cultura di collaborazione e condivisione tra scrittori, blogger e lettori
Ricordare ai lettori che, anche dopo il successo della campagna sulla riduzione IVA degli ebook, un libro rimane sempre un libro, e il digitale offre opportunità prima negate a scrittori, editori e lettori.
Divertirsi e scoprire insieme nuovi libri, nuovi blogger e nuovi autori!"
Programma (da qui):
Durante tutto il mese di maggio, i 52 blogger che hanno inviato la loro candidatura pubblicheranno un articolo in cui presenteranno i 2 o 3 ebook a loro assegnati.
Nativi Digitali Edizioni pubblicherà sui suoi profili Facebook, Twitter e sull’evento dedicato su Facebook tutti i post di presentazione pubblicati sui blog con opportuni link.
L’hashtag ufficiale per post, commenti e altre iniziative rivolte alla promozione della lettura digitale e degli scrittori emergenti è #ilmaggiodegliebook.
Ognuno dei Blogger candidati era tenuto a proporre due o tre ebook da pubblicizzare. Io ne ho scelti tre, che verranno proposti in tre giornate diverse da altrettanti blogger.
Si tratta di:
Class Reunion - La reginetta del ballo di Emily Susan Bell (il 19 maggio qui)
Saffo di Gianluca Paolisso (il 22 maggio qui)
La mia musica nel silenzio di Andrea Pontiroli (il 13 maggio qui)
Visualizzazione post con etichetta Gianluca Paolisso. Mostra tutti i post
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domenica 3 maggio 2015
domenica 15 febbraio 2015
"Nel legno il tuo nome" - Intervista all'autore, Gianluca Paolisso
A tre mesi dalla recensione del romanzo di Gianluca Paolisso, Nel legno il tuo nome, ho trovato finalmente il tempo di intervistare l'autore.Godetevi le sue riposte e le illustrazioni di Elisa Jane Pedagna.
1 - Domanda banale, scontata ma doverosa. La letteratura trabocca di romanzi riguardanti, più o meno direttamente, il tema dell'Olocausto. Il tuo si colloca sicuramente in una posizione di originalità, ma ad ogni modo viene spontaneo chiederti perché tu abbia scelto di dedicarti a questa tematica.
Premessa doverosa: durante la stesura di un romanzo i miei occhi e la mia immaginazione non sopportano schemi e strutture preventive. Lascio che le cose accadano in un completo quanto razionale abbandono. Seguendo questo modus operandi il tema dell'Olocausto in "Nel legno il tuo Nome" diviene espediente narrativo, uno scenario in contrapposizione ai paesaggi incontaminati delle prime pagine, ma di certo non una irrispettosa diminutio di fronte all'orrore perpetrato in quegli anni. I miei campi di concentramento si perdono nella nebbia: labili nei confini divengono proiezione della mente del protagonista, per poi tornare bruscamente alla realtà delle cose.
Credo che descrivere suggestioni visive e immaginifiche su un tema quale l'Olocausto permetta al lettore di assorbirlo con maggior facilità, e forse anche di comprenderne l'essenza.
In generale non amo i facili temi, spaventosa consuetudine dei nostri tempi.
Penso che uno scrittore debba affrontare a mani nude i "mostri", quelli fatti di paurosa bellezza.
2 - Nel dedicarti al tema dell'Olocausto, ti sei "ispirato", con le dovute virgolette, a un romanzo sull'argomento che senti più vicino?
Di certo "Se questo è un Uomo" di Primo Levi è stato determinante, se non altro per comprendere ciò che mai avrei dovuto fare. Sarebbe stato indecoroso raccontare con dettagli d'altri una simile realtà, per la semplice ragione di non averla vissuta. Trovo che anche il più grande scrittore debba accostarsi a simili temi con umiltà e rispetto, ben conscio della sua "lontananza".
3 - Elizabeth appartiene a una compagnia di circensi, il testo è disseminato di citazioni
shakespeariane, Sergio insegna letteratura, tu stesso sei un attore: che significato ha, per te, scrivere, e qual è il tuo rapporto con chi, in questa attività, ti ha preceduto?
Scrivere significa fuggire dalle regole imposte.
Scrivere è una costante ribellione nei confronti dei burattinai che tentano di muoverci e alle volte ci riescono.
Scrivere significa creare una possibilità altra di pensiero.
Non esiste responsabilità più grande.
Mi accosto ai grandi scrittori con la consapevolezza di non poter correre senza prima aver imparato a camminare. Ed ogni volta è come ripartire da zero: di fronte a Hugo, Camus, Shakespeare, Eduardo e tanti altri, mi sento una goccia d'acqua nell'oceano, e come potrebbe essere altrimenti? Eppure il desiderio di lasciare qualcosa di degno resta, e per ora tanto basta. Sarà il tempo a dare un responso.
4 - Il finale della storia di Sergio è doloroso: è stato difficile decidere il destino di Elizabeth? C'erano altre possibilità?
In verità la prima stesura del romanzo aveva un finale ancor più crudele, e a risentirne era proprio Elizabeth. Ma poi mi chiesi se fosse giusto "sporcare" un personaggio così bello, etereo, idealizzato. Mi risposi immediatamente, e dopo qualche ora riscrissi l'ultima parte, certo che la proiezione di un'idea fosse più consona allo spirito generale del libro.
La bellezza di Elizabeth consiste proprio nell'essere una vittima innocente della vita e fonte di un amore che durerà ben oltre il suo ultimo respiro.
5 - Una mia curiosità su un dettaglio: Elizabeth monta un cavallo bianco. Conosco troppo bene il tuo modo di lavorare per pensare che sia stata una scelta casuale. Il cavallo bianco ha, nell'immaginario collettivo, un significato preciso. E qui?
In realtà non so cosa il cavallo bianco rappresenti simbolicamente nell'immaginario collettivo, ma di certo posso dirti che in "Nel legno il tuo Nome" Raggio di Luna potrebbe essere definita come un'utopistica sospensione del tempo. Il suo trotto segna la fugace immobilità di un orologio.
Poco dopo le lancette continueranno a muoversi,certo, eppure in quel breve istante di fermo è accaduto qualcosa, un piccolo miracolo che segna il confine tra realtà e immaginazione.
Ti ringrazio di cuore, Giulia, per lo spazio che sempre riservi ai miei lavori sul tuo bellissimo Blog, Scusate devo andare a Leggere, e un ringraziamento speciale a tutti i tuoi lettori, nella speranza di poter tornare presto in vostra compagnia!
Nel legno il tuo Nome, di G. Paolisso.
Immagine di copertina e illustrazioni interne a cura di Elisa Jane Pedagna (Pagina FB: Elisa Jane).
Per informazioni e ordini scrivere a infonellegnoiltuonome@gmail.com o sulla pagina FB Gianluca Paolisso (scrittore).
giovedì 11 dicembre 2014
Racconto inedito: "Via della Neve" - Gianluca Paolisso.
Oggi è un giorno speciale per Scusate, devo andare a leggere: per la prima volta sulla mia pagina viene pubblicato un racconto inedito. Ancora una volta, grazie a Gianluca per aver scelto il mio spazio per presentare la sua nuova creatura.Come ho già scritto ieri, questo è un racconto che parla alla "pancia", alle emozioni di chi legge. Ti cattura e ti porta per mano in una dimensione fatata, ti fa pensare a qualcosa che tutti conosciamo, abbiamo provato almeno una volta nella vita. Io mi sono sentita anche trasportata indietro nel tempo, in un film che ho visto tante volte nel corso della mia infanzia.Semplicemente, Vi auguro buona lettura.
Via della Neve
Via della Neve
Atterrai
in Via della Neve una sera di Dicembre, senza alcun preavviso.
Non
ricordo con precisione come vi giunsi, ma potrei giurare di aver
visto durante la caduta quell'immensa creatura che tutti noi
chiamiamo Notte: si aggirava a passo lento tra i banchi di nuvole, e
con le mani metteva in tasca gli ultimi bagliori del giorno. Il suo
sorriso era un taglio di oscurità, i denti pianeti e costellazioni.
Il
mio fondo schiena rimbalzò con un tonfo sulla superficie ghiacciata,
e in completa noncuranza del suo padrone iniziò a slittare
dolcemente verso chissà dove. Mi guardai indietro e sorrisi alla
vista della scia azzurrognola che parte del mio corpo lasciava in
ricordo al nulla dell'inverno. Continuai a scivolare senza compiere
il minimo sforzo, come sospinto da decine di mani, fin quando
all'orizzonte non apparvero delle casupole in legno: allora mi
fermai, di certo non per mia volontà. Mi scrollai dalla giacca
polvere di neve e aghi di pino, e guardai con un misto di paura e
perplessità quella curiosa composizione che tanto ricordava un
presepe diroccato: sì, quelle case erano di certo abbandonate,
eppure dall'unica via che tagliava di netto il paese proveniva una
luce calda, come di fuoco appena acceso. Di certo è un sogno,
pensai.
≪ Non
più di quanto lo sia il tuo mondo. - Mi voltai di scatto,
spaventato, e la vidi. D'improvviso avvertii il freddo, il tremore
che ne consegue. Non poteva essere vero - Alla fine sei arrivato ≫.
Dopo
lunghi istanti di silenzio alzai lo sguardo: la ragazza a pochi passi
da me sorrideva, una dolce ferita che mai potrò dimenticare.
Giocherellava con uno dei suoi riccioli neri, mentre gli occhi dal
lungo taglio sembravano piccoli figli del ghiaccio.
≪ Tu
sei ... ? ≫.
≪ Chi
sono io non importa - rispose la ragazza con tono fermo - Conta ciò
che vedrai, non cosa tutto questo significhi. Vieni ≫.
Quando mi prese la mano sentii che nulla oltre quel contatto avrebbe
mai avuto importanza.
Non
saprei dire quanto tempo fosse passato ... ricordo che superammo
un imponente arco di pietra, il cui volto striato d'argento doveva di
certo costituire un monito per chiunque avesse deciso di oltrepassare
i suoi confini.
Respirai
a pieni polmoni, l'aria fredda si spezzava in lame nel mio petto,
eppure tutt'intorno alle casupole di legno aleggiava quella luce
ambrata, tenera illusione di calore.
≪ Come
si chiama questo paese? ≫
chiesi alla mia guida, mentre dense nuvolette di vapore fuoriuscivano
dalla bocca.
≪ Un
paese? ≫
esclamò la ragazza, stupita. ≪
Ma questo non è un paese! ≫.
≪ Forse
mi son lasciato ingannare dalle case abbandonate ...≫
mormorai, intimidito.
≪ Sei
in Via
della Neve,
e quelle case non sono affatto abbandonate. Guarda ≫.
Mi
indicò un punto di fronte a noi, e ancora una volta rimasi sorpreso
dalla mia cecità. Nella nebbia un folto gruppo di persone si
accalcava ai bordi della strada, cercando di accaparrarsi il più
piccolo spazio utile nel raggio di pochi metri: sembrava che tutti
volessero guardare, sostare nello stesso punto, di certo non
dissimile dagli altri.
Ad
un tratto una donna tirò fuori dalla tasca una penna stilografica, e
facendosi scudo con il braccio destro iniziò a graffiare la
superficie ghiacciata distante pochi centimetri. Il suo volto
contratto tradiva il timore che qualcuno potesse violare il suo
pensiero appena nato. Diede un ultimo gesto di penna, come a voler
mettere il punto, e sorridendo osservò scie di lettere dorate
ricomporsi magicamente nell'aria, a formare una dolce frase d'amore,
che scomparve poco dopo nella luce ambrata che tutto avvolgeva. La
donna si scansò, lo sguardo d'un tratto cupo; un signore attempato
prese il suo posto, ripetendo la stessa operazione, e così via tutti
gli altri.
≪ Ciò
che resta è la malinconia ... ≫,
mormorò la ragazza al mio fianco.
≪ Chi
sono? ≫
domandai, lo sguardo perso nelle lettere sospese.
≪ Coloro
che in vita non hanno avuto il coraggio di confessare il proprio
amore ≫.
≪ Sono
morti? ≫.
≪ Vivono
ancora, ma l'anima che un tempo avrebbe dovuto gioire di una dolce
paura, ora muore in un frase mai pronunciata. Passiamo oltre, non è
lecito contemplare a lungo queste cose ≫.
Camminammo
vicino a quella piccola frangia di umanità senza mai voltarci, ma
quando per un fatale scherzo del destino dissolsi al mio passaggio
una lettera d'oro in cerca della sua compagna, la donna che per prima
aveva inciso nel ghiaccio la sua confessione d'amore mi guardò forse
con rancore, eppure nel libro dei suoi occhi scorsi solo una pagina
bianca.
La
strada prese a salire, al mio sguardo incantato appariva come una
linea evanescente in rotta verso mondi sconosciuti.
I
graffi delle penne sul ghiaccio mutarono in un'eco lontana, che
d'improvviso si frantumò al pari di un cristallo.
Poi
accadde, e credo tutt'ora fosse una magia. Si accesero tante piccole
stelle in Via
della Neve,
così come non ne avevo mai viste in cielo. Le anime di luce
respiravano a intermittenza, colte da fugaci riflessi d'arcobaleno.
La
ragazza camminava a pochi passi da me, sembrava sorridere del mio
stupore, ma teneva ben stretta la mia mano nella sua, quasi avesse
timore di perderla nel buio.
Quando
fummo vicini alle prime luci, mi accorsi con meraviglia di esser
stato cieco, ancora una volta: non erano astri caduti sulla terra
prima del tempo, ma piccole sculture di vetro. Vidi apparire cavalli
sospesi sulle zampe posteriori, renne, fenicotteri e ancor più
avanti slitte e bambole dai colori vivaci. Il silenzio che
accompagnava quella visione mi fece tremare.
≪ Posso
raccontarti una storia? ≫
mormorò la mia guida.
≪ Certo
≫
risposi, quasi sollevato. Quella creatura doveva leggermi nel
pensiero.
≪ Il
vetro si forgia nel fuoco, Nicolas imparò quest'arte in giovane età.
Il maestro lo ritenne sempre il suo miglior allievo, ma poco dopo
finì per odiarlo. Non si faceva mai pagare per il suo lavoro, amava
donare le sue sculture ai puri di cuore, soprattutto ai bambini.
Impoveriva ogni anno di più, lo si vedeva camminare con un sacco in
spalla ai bordi delle strade, oramai vecchio e stanco, felice nei
ricordi di un sorriso o della buona parola di uno sconosciuto ...
poi un giorno morì così come aveva vissuto, solo, ma vivo nella
mente di tutti. E pensare che nel tuo mondo c'è chi lo raffigura
come un essere magico, vestito di rosso, su una slitta trainata da
renne! - esclamò la ragazza, scuotendo il capo - No, la realtà è
molto più semplice e fantasiosa di qualsiasi meraviglia ≫.
≪ E
tutto questo? ≫
chiesi con voce fioca, mentre i riflessi del vetro mi accarezzavano
la rètina.
≪ Nicolas
pose qui le sue sculture poco prima di morire, nella vana speranza
che qualcuno potesse scorgervi bellezza. Ma come possono quelle anime
accorgersi che la vita è specchio di colori? ≫.
Giungemmo
alla sommità di Via
della Neve
accompagnati unicamente dal soffio del vento: ripresi fiato e
guardai dietro di me, li dove l'oscurità era minata da uno stormo di
fiammelle colorate. Di certo Notte non avrebbe mai potuto riporre
nelle tasche gli ultimi doni del vecchio Nicolas, e chissà perché
mi parve di sentirla imprecare per questo.
Ad
un tratto iniziò a nevicare, e la ragazza, il volto segnato da
leggeri fiocchi di bianco mi disse:≪
Dobbiamo far presto, il tuo tempo è quasi terminato ≫.
Non
ricordo quanto camminammo, ma di certo non potrò mai dimenticare la
vista che mi apparve di due case poste l'una di fronte all'altra, le
cui pareti di vetro abbracciavano la strada, si confondevano nei suoi
riflessi. Ad ogni passo scorgevo i tratti degli interni, speculari al
pari di uno specchio, e mi stupii che fossero illuminati a giorno,
che delle persone li animassero.
Rivolsi
uno sguardo alla mia guida, forse in cerca di spiegazioni, ma l'unica
risposta che ricevetti fu un cenno del capo, un invito ad osservare
con più attenzione. Trattenni il fiato, nello stomaco sentii
agitarsi orde di farfalle.
Nella
casa di destra, seduta ad un tavolino, scorsi una ragazza: tremava
visibilmente, le sue mani corsero ad adagiarsi sulle pareti di una
tazza fumante, il naso arrossato a respirarne il calore. Bevve
piccoli sorsi, e con un impercettibile movimento del capo proiettò
il suo sguardo oltre l'ampia finestra, li dove forse altri occhi la
guardavano. Nella casa gemella apparve un ragazzo dai capelli
arruffati, il volto segnato dal freddo: si tolse i guanti,
sfregandosi le mani, allentò la sciarpa sul collo, e come fosse il
solo gesto degno di importanza ricambiò lo sguardo.
Il
silenzio parve amplificarsi, mi perforava i timpani:≪
Perché? ≫
chiesi, avvertendo la malinconia farsi spazio nel mio animo.
≪ Quanto
poco ci divide? - la voce della mia guida quasi si perdeva negli
sbuffi di vento - Quanto poco ci divide? - le sue mani iniziarono a
dissolversi in nevischio - Il tuo posto è altrove ... ≫.
Nell'eco
delle sue parole avvertii che quel mondo mi sfuggiva dalle mani, che
Via
della Neve si
consumava poco a poco in minuscoli frammenti di ghiaccio: li sentii
attaccarsi alla pelle, corrompere anche l'anima.
Alle
mie spalle un vortice, le illusioni di anime perdute ...
Iniziai
a viaggiare senza accorgermene, di lontano nascevano i primi bagliori
del mondo.
Sospeso
a volare in un sorriso ...
Mi
svegliai di colpo, la fronte madida di sudore. Annuii meccanicamente,
ripetendomi che sì, mi trovavo nel mio letto, quella che vedevo era
la mia stanza, non poteva esserci alcun dubbio. Eppure le coperte
disfatte erano colme di minuscoli fiocchi di neve. Guardai la
finestra, nella vana speranza di non averla chiusa la sera prima, ma
queste sono dimenticanze alquanto irreali durante la stagione
invernale. Scossi il capo, incredulo. Mi vestii in tutta fretta e
uscii, avevo bisogno d'aria. Non mi preoccupai più di tanto: il
peggio che poteva capitare era che quel poco di neve si sciogliesse e
bagnasse le coperte, poco importava, il raffreddore mi perseguitava
da giorni.
Le
strade umide e dense di luci mi stordivano, era come se quel periodo
dell'anno portasse costantemente con sé un inspiegabile carico di
angoscia, l'inconsapevole tristezza che nasce chissà dove. Le voci
delle persone producevano suoni indistinti, che nonostante tutto
riportavano alla festa, al pranzo, ai regali ... ed io sapevo di non
essere come loro, sapevo di non aver proprio nulla da festeggiare. Un
soffio di vento mi colpì sulle gote, e un brivido mi percorse la
schiena: pensai che un buon thé avrebbe alleviato, anche se solo per
poco, il gelo che pulsava impietoso nelle tempie.
Entrai
in un bar semi vuoto e sedetti ad un tavolino: mi tolsi i guanti,
allentai la sciarpa sul collo, e notai con stupore una grande cornice
dalla quale era possibile osservare la frenesia della vita, o per
meglio dire una parete a vetro che dava direttamente sulla strada.
Uomini e donne camminavano con distrazione, mai avrebbero dato
importanza ad uno sconosciuto che comprendeva le loro pene, o forse
li compativa. Così va il mondo ...
Ad
un tratto vidi, dall'altra parte della strada, un bar del tutto
simile al mio: la stessa composizione interna, i tavolini della
stessa forma circolare, ma soprattutto un'identica parete a vetro che
baciava il marciapiede ... E poi lei. Infreddolita adagiò le mani
sulle pareti della sua tazza fumante, il naso arrossato a respirarne
il calore. Bevve piccoli sorsi, e con un impercettibile movimento del
capo proiettò il suo sguardo oltre l'ampia finestra, li dove i miei
occhi la guardavano.
Nella
sua anima lessi pagine scritte e interpretate, dense di correzioni,
alcune strappate di netto, e altre ancora da scrivere; lessi la mia
malinconia, la nostra perpetua lotta alla solitudine.
"Quanto
poco ci divide?"
pensai. Ripetei la stessa frase ad alta voce, certo che lei potesse
sentirmi, le sue labbra danzavano impercettibilmente, forse
pronunciavano il medesimo pensiero.
Senza
che me ne accorgessi schizzai fuori dal bar, incurante delle voci che
mi inseguivano: entrai nel locale opposto, portandomi dietro odore di
inverno e smog. Lei era li, sembrava aspettarmi. Mi avvicinai al suo
tavolino tremando, oh, quanto può essere dolce quella paura?
Giocherellava con uno dei suoi riccioli neri, mentre gli occhi dal
lungo taglio sembravano piccoli figli del ghiaccio.
Non
ci fu bisogno di coraggio, le parole sgorgarono dalla mia bocca come
un fiume in piena:≪
Sai, ho capito una cosa! ≫.
≪ Cosa?
≫
domandò lei con tono fermo.
≪ Che
non potrai mai essere un rimpianto ≫.
A
quella confessione la ragazza mi guardò stupita, ponendomi nelle
mani un libro che riposava tra la tazza ancora calda e la teiera:≪
Leggi le ultime righe ≫
mormorò, abbassando lo sguardo. Sfogliai le ultime pagine, e
arrivato al punto che mi aveva indicato ritrovai con stupore le mie
stesse parole, lo stesso amore ricucito in verbo. Chiusi il libro, e
lessi il titolo: Via
della Neve.
Quando
tornai a guardarla negli occhi lei sorrise, una dolce ferita che mai
potrò dimenticare.
Gianluca
Paolisso
mercoledì 10 dicembre 2014
Novità: racconto inedito di Gianluca Paolisso
Dopo Nel legno il tuo nome, Gianluca Paolisso si è dedicato a un racconto sul tema del Natale e, ancora una volta, dell'amore.
Dal momento che io e lui siamo amici, mi ha chiesto di poter pubblicare il racconto, Via della Neve, su questo blog: si tratta di una novità assoluta per Scusate, devo andare a leggere, e ho accettato con gioia.
Il racconto uscirà domani, nel frattempo potete gustarvi questo assaggio:
Si tratta di un racconto delicato e struggente, di quelli che parlano più alla "pancia" che alla "testa". Sono curiosa di vedere come sarà accolto.
domenica 16 novembre 2014
Recensione: "Nel legno il tuo nome" - Gianluca Paolisso
In un piccolo paese immerso nel verde, un uomo dal vestito bianco cammina nei boschi, e con un coltello incide nel legno il nome di una donna, sempre lo stesso. Un angelo, o forse l'ombra di un ricordo? La sua storia, sospesa tra realtà e illusione, non comincia con "c'era una volta"... (dalla quarta di copertina di Nel legno il tuo nome")
Nel legno il tuo nome è il nuovo romanzo di Gianluca Paolisso, del quale ho già recensito Saffo a gennaio di quest'anno.
Su Facebook, condividendo la foto della copertina, ho scritto che il romanzo di un amico lo si inizia sempre con affetto. Sì, perché per me gli autori con cui ho scambi e contatti diretti sono amici, li sento vicini.
Però, cominciare una lettura con affetto non significa cominciarla con indulgenza, almeno non per me. Quindi questa recensione è non solo positiva, ma anche assolutamente imparziale.
Nel legno il tuo nome è un romanzo - o meglio, racconto lungo - straordinariamente delicato.
La giovane Anna raggiunge il nonno nella sua casa in un paese sperduto e lì il vecchio, abbandonato dalla sua famiglia nella più completa solitudine, le racconta la storia di Sergio, un professore di letteratura italiana che, negli anni della guerra, si innamora di Elizabeth, ballerina ebrea facente parte di una compagnia di circensi.
Il destino di Sergio si lega indissolubilmente a quello della fanciulla: il professore rifiuterà di abbandonarla anche quando gli attori verranno arrestati e condotti in un campo di concentramento.
Né il paese dove Sergio ed Elizabeth si amano, né il campo di sterminio sono collocati nello spazio: questi luoghi potrebbero essere ovunque. Questo, insieme all'eterea figura di Elizabeth, e alla storia raccontata dal nonno di Anna, contribuisce a rendere questo racconto misterioso e affascinante come una favola.
Gianluca non indulge nel raccontare la sofferenza fisica di Sergio e dei suoi compagni: semplicemente la descrive con una delicatezza struggente, piena di dolore e malinconia.
Sergio, si è detto, è un professore di letteratura con la passione per il teatro - giova ricordare che Gianluca è un attore - Elizabeth una ballerina: sono tante le citazioni tratte da Shakespeare, inserite sempre al posto giusto: nemmeno un secondo ho pensato a uno sfoggio di cultura da parte dell'autore. In questo racconto, la letteratura si fa vita, permea ogni aspetto dell'avventura dei protagonisti.
E il finale lascia a bocca aperta, pieni di quieto stupore.
Una trama semplice, una storia struggente e incantevole raccontata con eleganza, con frasi semplici e metafore bellissime, mai scontate. Tra Nel legno il tuo nome e Saffo c'è un abisso: l'autore è cresciuto, personalmente e professionalmente, e si vede.
Splendide anche le illustrazioni che accompagnano il racconto, opera di Elisa Jane Pedagna.
Il libro è acquistabile scrivendo all'indirizzo mail infonellegnoiltuonome@gmail.com o mandando un messaggio privato alla pagina Facebook del suo autore.
giovedì 23 gennaio 2014
Recensione: Saffo - Gianluca Paolisso
Un cenacolo di sole donne, il Tìaso, istituito dalla divina Saffo per educare le fanciulle al futuro matrimonio e al culto delle Muse, con recitazione di poesie accompagnate da canti, discussioni sull'amore e sulla sua potenza, danze coreografiche. Un elegante circolo di fanciulle desiderose di accogliere gli insegnamenti della poetessa di Lesbo, di imparare i segreti di Eros, fiera dolce e amara, indomabile, scioglitore di membra.
Saffo, maestra indiscussa, nutrice che insegna a scoprire "la naturale capacità di provare emozioni", accoglie nel suo circolo giovani aristocratiche, non dà ordini, non usa filtri, non oppone resistenza: l'unica regola è aver amato e amare, avere un cuore gentile, predisposto a comprendere le melodie di un arpeggio, la delicatezza di un verso, ad accogliere Eros, perché "in cor gentil rempaira sempre amore".
Ci vuole coraggio, a scrivere un romanzo su una delle figure più misteriose - e insieme amate - dell'antichità.
Coraggio e un pizzico di furbizia, perché in parecchi passaggi Paolisso - dimostrando una grande cultura e soprattutto un grande amore per essa - sollecita l'autocompiacimento del lettore, che istintivamente riconosce la citazione, i versi inseriti all'interno della prosa.
L'autore costruisce, attraverso i frammenti che ci sono pervenuti, una sorta di biografia di Saffo, poetessa famosa soprattutto per il Tìaso, la scuola da lei istituita per le giovani aristocratiche.
Più che la poetessa, l'autore ci presenta la Saffo "donna", della quale sappiamo tanto poco. All'interno del racconto, inserisce elementi, riferimenti, frasi che rendono la vicenda - raccontata - di Saffo quanto mai attuale.
Con serenità, senza giudicare, senza scivolare nella morbosa attenzione per i particolari, che toccando certi argomenti è sempre dietro l'angolo, l'autore parla di una Saffo innamorata, innamorata di un'altra donna.
Forse per la prima volta viene così squarciato il velo di ipocrisia che ha sempre circondato questa figura, arrivando a negarle la vita sessuale e amorosa propria di una donna, relegandola al rango di sacerdotessa di un mondo del quale la tradizione ci ha consegnato poche testimonianze.
Anche gli altri personaggi che circondano Saffo sono straordinariamente umani, e anche il mancato riconoscimento, nel finale, di una verità, ci riporta a un quadro sociale e umano che è profondamente nostro, e che non possiamo far altro che, a denti stretti, accettare. Perché tutti noi, come Saffo, siamo incapaci di accettare una macchia sull'amato /amata.
Lo stile del racconto è preciso, corretto, elegante. Scorre fluido, mescolando con attenzione frammenti di Saffo alla vicenda, senza sottolinearli eccessivamente. All'inizio, mi disturbavano leggermente i dialoghi, quelle frasi così colloquiali inserite in una cornice così curata, ma dopo poco mi sono abituata, e risultano perfettamente coerenti con la scelta di raccontare la vita di una donna che potrebbe, in fondo, essere una nostra contemporanea. Perché alla fine è questo che rende i classici - greci e latini - sempre amati e sempre vivi: perché l'uomo (e la donna) nel corso dei secoli sono sempre stati e saranno sempre quelli, con i loro sentimenti e le loro emozioni.
Un sentito grazie va a Karta Edizioni, che mi ha fornito l'ebook da leggere e recensire.
Saffo, maestra indiscussa, nutrice che insegna a scoprire "la naturale capacità di provare emozioni", accoglie nel suo circolo giovani aristocratiche, non dà ordini, non usa filtri, non oppone resistenza: l'unica regola è aver amato e amare, avere un cuore gentile, predisposto a comprendere le melodie di un arpeggio, la delicatezza di un verso, ad accogliere Eros, perché "in cor gentil rempaira sempre amore".
Ci vuole coraggio, a scrivere un romanzo su una delle figure più misteriose - e insieme amate - dell'antichità.
Coraggio e un pizzico di furbizia, perché in parecchi passaggi Paolisso - dimostrando una grande cultura e soprattutto un grande amore per essa - sollecita l'autocompiacimento del lettore, che istintivamente riconosce la citazione, i versi inseriti all'interno della prosa.
L'autore costruisce, attraverso i frammenti che ci sono pervenuti, una sorta di biografia di Saffo, poetessa famosa soprattutto per il Tìaso, la scuola da lei istituita per le giovani aristocratiche.
Più che la poetessa, l'autore ci presenta la Saffo "donna", della quale sappiamo tanto poco. All'interno del racconto, inserisce elementi, riferimenti, frasi che rendono la vicenda - raccontata - di Saffo quanto mai attuale.
Con serenità, senza giudicare, senza scivolare nella morbosa attenzione per i particolari, che toccando certi argomenti è sempre dietro l'angolo, l'autore parla di una Saffo innamorata, innamorata di un'altra donna.
Forse per la prima volta viene così squarciato il velo di ipocrisia che ha sempre circondato questa figura, arrivando a negarle la vita sessuale e amorosa propria di una donna, relegandola al rango di sacerdotessa di un mondo del quale la tradizione ci ha consegnato poche testimonianze.
Anche gli altri personaggi che circondano Saffo sono straordinariamente umani, e anche il mancato riconoscimento, nel finale, di una verità, ci riporta a un quadro sociale e umano che è profondamente nostro, e che non possiamo far altro che, a denti stretti, accettare. Perché tutti noi, come Saffo, siamo incapaci di accettare una macchia sull'amato /amata.
Lo stile del racconto è preciso, corretto, elegante. Scorre fluido, mescolando con attenzione frammenti di Saffo alla vicenda, senza sottolinearli eccessivamente. All'inizio, mi disturbavano leggermente i dialoghi, quelle frasi così colloquiali inserite in una cornice così curata, ma dopo poco mi sono abituata, e risultano perfettamente coerenti con la scelta di raccontare la vita di una donna che potrebbe, in fondo, essere una nostra contemporanea. Perché alla fine è questo che rende i classici - greci e latini - sempre amati e sempre vivi: perché l'uomo (e la donna) nel corso dei secoli sono sempre stati e saranno sempre quelli, con i loro sentimenti e le loro emozioni.
Un sentito grazie va a Karta Edizioni, che mi ha fornito l'ebook da leggere e recensire.
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