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Visualizzazione post con etichetta Andrea Pontiroli. Mostra tutti i post
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domenica 3 maggio 2015

Blog tour: Il MAGGIO DEGLI EBOOK

Ho scelto di partecipare al Maggio degli ebook, Blog Tour promosso da Nativi Digitali Edizioni.



Citando direttamente dal sito della casa editrice, lo scopo dell'iniziativa è quello di...
"Dare voce a ebook di autori e editori emergenti
Promuovere una cultura di collaborazione e condivisione tra scrittori, blogger e lettori
Ricordare ai lettori che, anche dopo il successo della campagna sulla riduzione IVA degli ebook, un libro rimane sempre un libro, e il digitale offre opportunità prima negate a scrittori, editori e lettori.
Divertirsi e scoprire insieme nuovi libri, nuovi blogger e nuovi autori!"

Programma (da qui):

Durante tutto il mese di maggio, i 52 blogger che hanno inviato la loro candidatura  pubblicheranno un articolo in cui presenteranno i 2 o 3 ebook a loro assegnati.
Nativi Digitali Edizioni pubblicherà sui suoi profili Facebook, Twitter e sull’evento dedicato su Facebook tutti i post di presentazione pubblicati sui blog con opportuni link.
L’hashtag ufficiale per post, commenti e altre iniziative rivolte alla promozione della lettura digitale e degli scrittori emergenti è #ilmaggiodegliebook.

Ognuno dei Blogger candidati era tenuto a proporre due o tre ebook da pubblicizzare. Io ne ho scelti tre, che verranno proposti in tre giornate diverse da altrettanti blogger.

Si tratta di:

Class Reunion - La reginetta del ballo di Emily Susan Bell (il 19 maggio qui)
Saffo di Gianluca Paolisso (il 22 maggio qui)
La mia musica nel silenzio di Andrea Pontiroli (il 13 maggio qui)

lunedì 8 dicembre 2014

Intervista all'autore: Andrea Pontiroli, "La mia musica nel silenzio"

Quattro chiacchiere con Andrea Pontiroli, autore de La mia musica nel silenzio, recensito la settimana scorsa.

All'interno di questo romanzo, la musica occupa un ruolo molto importante. Nella mia recensione l'ho lasciata un po' da parte, soprattutto per ignoranza. Vuoi parlane tu? Che rapporto hai con la musica, e soprattutto con le opere citate? 

Da quando ho iniziato a scrivere, ho sempre cercato di rendere con le parole le emozioni che la musica mi trasmette, non solo quelle positive, ma anche quel leggero senso di angoscia che sempre provo ai concerti, il timore che l'esecutore sbagli, o non entri in sintonia con il pubblico, ma anche il timore che il pubblico non rispetti la musica, e soprattutto i suoi silenzi - odio i colpi di tosse tra un movimento e un altro ;-)

Poi, ovviamente, c'è l'ammirazione per i musicisti, e la frustrazione di suonare il piano e la chitarra come un principiante...

Tommaso ha un rapporto controverso con la musica, che giunge a maturazione dopo anni di studio e sacrifici: si accorge di non poterne fare a meno quando la sua strada è già segnata. Potremmo dire che la musica è il suo modo di esprimersi, di comunicare. Xavier, invece, scopre di saper comunicare attraverso la parola scritta. Mi viene spontaneo chiederti, a questo punto, quale sia il tuo rapporto con la scrittura, cosa significhi per te scrivere.

Me lo sono chiesto tante volte anche io, senza riuscire a darmi una risposta convincente. Come Tommaso con la musica e Xavier, ma sicuramente con molto meno disciplina (e talento, ahimé) io pure ho sempre pensato che scrivere fosse per me una sorta di necessità.
Quando ero adolescente, pensavo fosse un modo per fuggire a una realtà che non corrispondeva ai miei sogni. Adesso, non lo so...


Nella mia recensione ho sottolineato la pluralità di linguaggi che riesci a padroneggiare, e soprattutto quello che caratterizza i momenti di crisi di Tommaso: leggendo le pagine del romanzo la sua ossessione, le sue difficoltà sono palpabili.
C'è un modello, dietro al tuo modo di raccontare?

Potrei risponderti che tutti i romanzi che ho amato da quando ho imparato a leggere sono stati, ciascuno a suo modo, un modello. E immagino che il mio modo di raccontare, ma anche i personaggi, siano ispirati a molti dei libri che ho letto. Credo che molto di quello che racconto, e di come lo racconto, siano ispirati in maniera inconsapevole, volutamente inconsapevole direi, ai libri e ai
personaggi che ho amato.



Ho sempre pensato che, scrivendo, mettessimo pezzetti di noi, o di persone che conosciamo e amiamo nei personaggi che creiamo. E' così anche per te? C'è un personaggio che senti "tuo" più di altri?

Questa è la domanda più difficile, nel senso che, con l'eccezione di alcuni passaggi che sono ispirati a episodi della mia vita, o di quella di persone che conosco, sono convinto che la mia vita non sia
abbastanza interessante da essere raccontata... credo, ma non ne sono sicuro, che in realtà quella che racconto è una vita, non mia, che mi affascina. Non so fino a che punto io senta "miei" Tommaso o Xavier, in parte credo avrei voluto essere come loro, in parte loro sono quello che io non sono stato, e in parte sono persone che mi piacerebbe conoscere. E c'è anche qualcos'altro. Da un lato sono
felice che altre persone, conosciute e sconosciute, stiano ora leggendo il mio libro. Dall'altro, dal momento in cui il libro è stato pubblicato, provo come un senso di abbandono, e i miei personaggi,
Tommaso e Xavier in primis, mi mancano.

mercoledì 3 dicembre 2014

Recensione: "La mia musica nel silenzio" - Andrea Pontiroli

Sinossi (da Ellera Edizioni): Tommaso ha un dono, anche se lui non l’ha mai chiesto: suona il violino come nessun altro. Per questo sua madre, a poco più di dieci anni, lo manda a vivere a Parigi, per studiare con uno dei più grandi violinisti del mondo. Lì, nella famiglia francese che lo accoglie, trova Xavier, suo coetaneo e violinista a sua volta, di cui diventa quasi un fratello: da quel momento la vita dei due sarà segnata da una condivisione totale delle esperienze. L’amicizia e la complicità resisteranno a una rivalità crescente, fino a quando Tommaso non comincerà la sua formidabile ascesa di violinista, che lo sradicherà da Parigi ma che non intaccherà il legame con Xavier. A rompere l’equilibrio sarà l’arrivo di Marianne, che scompiglierà la loro vita, fino alle più estreme conclusioni.
Una storia affascinante e piena di pathos che ci porta per mano nel mondo della musica classica e nella mente di un giovane prodigio, tra Milano, Parigi e New York.


La mia musica nel silenzio è il secondo romanzo appartenente alla collana Letteratura italiana sommersa della giovane casa editrice Ellera Edizioni.
Il romanzo racconta la storia della grande amicizia tra Tommaso e Xavier e l'ascesa di Tommaso che si trova, quasi senza accorgersene, a essere uno dei violinisti più famosi del mondo.
Si potrebbe parlare di romanzo di formazione, ma mi trattengo. Sia perché rifuggo le etichette, sia perché La mia musica nel silenzio non è solo, e non esattamente, questo. Assistiamo, sicuramente, alla crescita dei due personaggi principali, ma in un certo senso a maturare in maniera attiva, consapevole, è solo Xavier: Tommaso sembra lasciarsi vivere. A proposito di Tommaso, mi viene spontaneo usare un'espressione di Chiara Gamberale che amo molto: egli vive sottovuoto. Come se fosse, costantemente, in balia degli eventi, incapace di decidere, di pensare, di esprimere il proprio parere o anche solo di averne uno, sempre sull'orlo della depressione.
Anche per quanto riguarda il suo rapporto con la musica, la consapevolezza di cosa significhi per lui il violino sembra arrivare tardi.
Tommaso è conscio di non essere un ragazzo come gli altri, di non poter avere una vita normale, e forse non la vuole nemmeno. Io, che spesso mi accorgo di trascorrere giornate intere sottovuoto, mi sono spesso interrogata nel corso della lettura su cosa sia la normalità, se esista davvero.
Il romanzo prende un'altra piega quando Tommaso conosce Marianne, la compagna di Xavier: non voglio addentrarmi troppo nell'analisi, il rischio di fare spoiler è davvero alto. Posso solo dire che oltre al tema della musica, e dell'amicizia, in questo romanzo è affrontato un argomento interessante: è possibile, per una donna, amare due uomini contemporaneamente?
è possibile che l'amore e l'amicizia siano più forti di ogni avversità?
Il rapporto tra Tommaso e Xavier è sempre ambiguo, difficile. La rivalità tra i due esiste, è palpabile: ma può l'amore fraterno essere più forte della rivalità, del tradimento? Può soffocare l'odio sul nascere? Possono due persone così unite vivere una senza l'altra?
L'epilogo è commovente, mozzafiato, e per nulla scontato, anche se - riflettendoci - è l'unico davvero possibile.

Il romanzo è scritto bene, con una cifra stilistica chiara e riconoscibile: l'autore è in grado di padroneggiare linguaggi diversi, e quello ossessivo e martellante che usa quando ci troviamo dentro la testa di Tommaso è magistrale. Non vi è niente di insufficiente in questo romanzo: tutto è sviscerato con precisione, e arrivare all'ultima pagina ti lascia un senso di vuoto e tante domande: questo, per me, è quello che deve darti un buon libro.
Un piccolo difetto, a parer mio,esiste: è leggermente troppo lungo. Qualche pagina in meno l'avrebbe reso ancora più incisivo.

Piccola chiosa: ho parlato di "cifra stilistica chiara e riconoscibile". Anche il primo romanzo appartenente alla collana Letteratura italiana sommersa, La scomparsa di Massimiliano Arlt, era così: particolare, insolito, non scontato, non accostabile ai troppi - purtroppo - esordi tutti simili che spesso ricevo in lettura. E il merito è tutto di Ellera Edizioni, che per adesso mi sembra che sappia scegliere molto bene.